√ Tour a Londra luoghi dei Queen Bohemian Rhapsody reportage foto video | News

Lì al primo piano, dove oggi c’è un appartamento con improbabili tendine in pizzo, Freddie Mercury compose “Bohemian Rhapsody”, con il pianoforte appoggiato alla testiera del letto. Siamo in Holland Road al 100, via trafficata di Kensington. Là dietro quella porta, dove un manovale con gli attrezzi in mano cerca di entrare, c’era il corridoio dei Lansdowne Studios, dove i Queen registrarono parte dei loro primi album. Oggi c’è un condominio con appartamenti in costruzione. Dietro a una rete c’è l’ingresso dei Sarm Basing Studios, dove la band incise “We Are The Champions” e “Get Down, Make Love”. Pare sia stato lo studio da cui è cominciato l’impero di Richard Branson, il re della Virgin. E lì dove oggi campeggia Zara, nel segno della globalizzazione, un giorno sorgeva Biba, il negozio in cui Freddie conobbe Mary Austin, la sua musa ispiratrice.

È la Londra che non c’è più, è la Londra dei Queen. Che invece ci sono ancora. “Bohemian Rhapsody” è diventato un film da Oscar, da ieri — per i pochi che non l’avessero visto al cinema — è disponibile in versione digitale, e dal 28 marzo comparirà in Bluray, DVD e chi più ne ha più ne metta. E anche per chi invece al cinema l’avesse visto, l’idea della Fox di proporre la versione completa del concerto (rifatto) del Live Aid, con “Crazy Little Thing Called Love” e “We Will Rock You” in più rispetto al film originale, è una buona motivazione per andarselo a prendere. Per vederlo, criticarlo magari, ma vederlo. E per i fan compulsivi, la Epc ha messo in vendita il libro ufficiale del film, con prefazione di Brian May e Roger Taylor.

Ma scoprire tutto questo nel quartiere che ha visto nascere la leggenda, credeteci, è tutta un’altra cosa. Affacciarsi nel cortile dell’Imperial College, la scuola dove gli Smile di May, Taylor e Staffell tennero i primi concerti, mentre il giovane Mercury impartiva consigli da fan, dà la sensazione che il tempo non sia passato. E la targa all’ingresso, “In questo posto i Queen tennero il loro primo concerto, il 18 luglio 1970”, certifica un evento. Tanto che persino Jim Jenkins, il fan per definizione della Regina, l’uomo che ha visto centinaia di concerti della band e che ha scritto la biografia ufficiale del gruppo, si emoziona quando davanti a The Union Bar all’interno del college ritrova la bacheca originale dell’epoca, quella su cui Brian May appose il famoso annuncio: “Cercasi batterista in stile Ginger Baker e Mitch Mitchell”. Un tale Les Paul lo notò e disse a un suo amico batterista: perché non rispondi a quell’annuncio? L’amico era lo studente in odontoiatria Roger Taylor.

Dalla vecchia sede della Trident, dove i Queen incisero i primi dischi sotto l’ombra dei fratelli Sheffield, quelli che stipendiavano i quattro con 20 sterline al mese e che se li videro scappare sotto il naso dopo una furibonda lite (per soldi), tanto da meritarsi la velenosa canzone “Death On Two Legs”, parte un percorso per gli appartamenti in cui visse Freddie, dal 12 di Stafford Terrace al 100 di Holland Road, fino a fermarsi a Garden Lodge, la casa vittoriana in Logan Place che ha ospitato Mercury fino all’ultimo giorno della sua vita. Piove, mentre ci si ferma davanti a un portone anonimo, unico ingresso in un muro che nasconde alla vista la casa. Quella porta, che fino a qualche tempo fa era un unico graffito di messaggi, il tributo d’amore dei fan al cantante, oggi è protetta da una copertura trasparente. “I graffiti sono un reato”, c’è scritto sopra. Per non commettere reati, un paio di inguaribili romantici hanno lasciato a terra un mazzo di fiori, che la pioggia non riesce a distruggere, mentre sotto la porta sbuca un biglietto d’amore scritto da Andre e Adrian, fan from Argentina. Il grigio del cielo non aiuta. O forse sì.

Quella costruzione in mattoni, d’angolo, illuminata da sole (il tempo a Londra è piuttosto bizzarro), lascia intravvedere quello che sono i Sarm Basing Studios: per vederli dall’interno basta cercare il video di “We Are The Champions”. Ma non il videoclip, quello è stato filmato in un teatro con i fan – al New London Theatre il 6 ottobre 1977; il video delle prove, in bianco e nero, quello in cui Freddie scherza con Brian. “Quando ci propose quel titolo scoppiammo a ridere, pensavamo che scherzasse: Freddie, gli dicemmo, sai quanto ci daranno addosso?” è il ricordo di Brian.

Ma poco più in là c’è un pub che si chiama così, semplicemente The Champions. È il pub dove i quattro si riposavano e bevevano qualche birra tra una registrazione e l’altra. E qui giurano che il titolo di quella canzone, l’inno più famoso della musica rock, sia nato qui dentro, tanto che al piano inferiore esiste una Mercury Lodge, dove sono appese foto della band e lo spartito della canzone. Sembra un po’ come le targhe che ricordano “Hemingway è stato qui”, e in effetti pare sia stato ovunque nel mondo, ma il fascino resta intatto. Virtuale, ma intatto.

Erano i luoghi dei Queen, ora sono qualcosa di diverso. Ma lo spirito, chissà come, sembra intatto. E “Bohemian Rhapsody” (the movie), che del virtuale è il trionfo (in tutti i sensi), lo spirito di questi posti lo ha reso. Anche se verrebbe da chiedersi che cosa penserebbe oggi Freddie scoprendo che il bar nel retro di Biba, dove conobbe la sua Mary, è diventato i camerini di Zara. Così dozzinale… O se vedesse il suo vecchio appartamento, là dove Doug Puddifoot scattò le foto per il retro del primo album, trasformato in un cantiere per loft piccolo borghesi. Forse preferirebbe le location del film.

Roberto De Ponti

Qui di seguito un extra del DVD: “Look & Sound – Recording Studio”, più sotto una galleria di immagini

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Il disco d’oro per il milione di copie vendute di Jazz esposto all’Hard Rock Cafè di Londra
 

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The Ship, il pub dove i Queen si rilassavano prima di registrare durante le ore notturne ai Trident Studios

 

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La vecchia sede della Trident, la sala d’incisione dove i Queen incidevano al soldo dei fratelli Sheffield
 

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Jim Jenkins, biografo dei Queen, mostra la bacheca all’interno dell’Imperial College dove Brian May ha esposto l’annuncio “cercasi batterista”
 

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Stafford Terrace, una delle abitazioni condivise da Freddie con Mary Austin
 

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L’entrata di Garden Lodge, la casa storica di Freddie, oggi abitata da Mary
 

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L’ingresso dell’abitazione londinese di Brian May

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100 Holland Road: qui Freddie ha composto “Bohemian Rhapsody”, qui il fotografo Doug Puddifoot ha scattato alla band le foto del retro di copertina del primo album
 

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Il corridoio della palazzina che ospitava i Lansdowne Studios: qui i Queen hanno registrato più volte
 

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La sede dei Sarm Basing Studios, dove i Queen hanno inciso “We Are The Champions” e “Somebody To Love”
 

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Nel pub The Champions la lavagna ricorda che Freddie ha creato il suo inno “We Are The Champions” qui dentro

 

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