Cesare Cremonini, il nuovo tour riparte da Torino

Riparte tutto da Torino. Anche il nuovo tour di Cesare Cremonini, che dopo le due date zero di Mantova (3 e 4 novembre) dà il via a questo nuovo capitolo della sua ormai quasi ventennale carriera con un ottimo primo sold out al Pala Alpitour. Dopo la titanica impresa degli stadi nella scorsa estate, il buon Cesare torna a riempire i palazzetti, con una produzione indoor ancora più esplosiva, ancora più internazionale. Il vero segreto per la riuscita di questi live risiede nella coesione degli undici artisti che popolano il palco. Oltre, ovviamente, nell’immenso talento di Cesare, performer straordinario che accumulando esperienza accumula anche carisma. Possiamo dire – ma non l’avevamo già detto? – di avere di fronte uno dei numeri uno assoluti del pop italiano, non solo per una sterile questione di numeri. A parlare chiaro è l’empatia che collega il palco al parterre e agli anelli del Pala Alpitour, quella che si manifesta in modo cristallino fin dalle prime strofe di Possibili Scenari, title-track dell’ultimo disco. È uno spettacolo di luci, colori (quelli irresistibile del nuovo artwork), coriandoli, ledwall mobili ed esplosioni pirotecniche. Terreno fertile per le migliori hit pop del repertorio: PadreMadre, La Nuova Stella di Broadway, Lost in the Weekend, Buon Viaggio.

© Alessandro Bosio

Si chiude un primo set, si rallenta un attimo e si apre la parentesi Piano e voce durante la quale il solo Cremonini tiene in pugno gli undicimila di Torino. Rimane così solo col suo pubblico e l’occasione è propizia: si torna indietro a quando “non eravate così tanti a seguirmi in tour”. Si torna a Maggese, disco che ha compiuto ormai 13 anni, e alla sua traccia Momento Silenzioso, che l’artista dedica a chi cantava insieme a lui in posti più piccoli e meno affollati. Si prosegue con Una Come Te, Vieni A Vedere Perché e Le Sei E Ventisei, suonate in sequenza al pianoforte al centro della passerella, e Cesare si mette a nudo, riducendo ancora di più la già breve distanza tra palco e platea. Pensa proprio a tutto: ringrazia, galvanizza, legge tutti i cartelli, fa lo splendido con le donne che sfoggiano quelli con scritto “sposami”, empatizza con i maschi ribadendo più volte la loro bellezza. Non manca neanche di fornire la giusta prospettiva al pubblico in piccionaia: “Voi pensate di essere i più sfigati, quelli che hanno preso gli ultimi biglietti disponibili. In realtà per noi artisti siete i più importanti, perché dal palco guardiamo sempre prima gli ultimi anelli: se quelli sono pieni allora abbiamo ottenuto il miglior risultato possibile. Per questo vi vogliamo bene!”. Praticamente ogni singolo spettatore pagante si sente coccolato e ripagato con una sincera riconoscenza.

Torna la band e il trittico Mondo, Logico e GreyGoose riporta lo show sui binari dell’inarrestabile treno pop messo in moto da Cremonini negli ultimi anni. Si concede un ulteriore intermezzo intimo con la chitarra (Dev’Essere Così, Al Tuo Matrimonio), prima di portare tutti alla meta, ovvero il set finale che si apre con il brano più riuscito della serata: Il Pagliaccio, nel suo miglior arrangiamento elettrico.

Lo scorso tour appare col senno di poi una grande prova generale per quello che oggi Cremonini ha da offrire dal vivo. Sono passati ormai diversi anni da quando abbiamo dato a Cesare quel che era di Cesare, e nonostante il cantautore bolognese non sia più secondo a nessuno, fa sempre piacere vedere che lo showman navigato ogni tanto lascia ancora spazio a quello scapestrato ragazzo che a 19 anni cantava della sua vespa, della scuola che non va e della donna che non ha. 50 Special e la conclusiva Un Giorno Migliore stanno proprio lì a chiarire la differenza tra le meteore e le stelle: le prime accettano a testa bassa l’idea di dover cantare i pezzi storici (anche quelli delle vecchie band) per non deludere nessuno, i secondi trasmettono l’idea che suonare quei brani sia prima di tutto un loro desiderio. Cesare Cremonini – ma non l’avevamo già detto? – è una stella, una delle più luminose del firmamento italiano.

 

Le foto sono di Alessandro Bosio

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